Tra i bene informati la voce circola da qualche giorno e, dati alla mano, gli argomenti per alimentare il dibattito non mancano.

Ibrahimovic, Boateng, Mexes, Van Bommel e Flamini per il Milan. Julio Cesar, Maicon, Cordoba e Sneijder per l'Inter. Tutti in infermeria. Tutti (o quasi) usciranno dalla lista infortunati nelle prossime settimane. E poi c'è la dipartita di Eto'o, che ha lasciato vacante un posto importante nell'attacco dell'Inter, là dove i nuovi arrivati impiegheranno sicuramente qualche tempo per ambientarsi e recuperare condizione.

Sciopero calciatori

Insomma, che le milanesi abbiano qualche vantaggio nel ritardare la discesa in campo per il prossimo campionato di A non è in discussione. Inoltre il fatto che le due superpotenze del nostro calcio abbiano un notevole peso in Federazione è facilmente immaginabile.

Se è vero quanto sopra, qualche dubbio in merito alle responsabilità di questo sciopero dei calciatori, che altrimenti avrebbe dell'incredibile, è più che lecito. "Cui prodest?" dicevano i latini, ovvero: chiediti sempre a chi giova un avvenimento e probabilmente ne avrai individuato i responsabili.

Che si tratti di una provocazione non c'è dubbio, ma è anche vero che applicando il "metodo latino" spesso ci si azzecca. E poi c'è il fatto che lo sciopero della serie A è davvero incomprensibile.

A quanto pare i motivi principali dello sciopero sono due pretese della Figc in merito al nuovo contratto di lavoro tra calciatori e società: l'inserimento nel contratto del riferimento al contributo di solidarietà, che così sarebbe a carico dei giocatori, e la modifica dell'articolo 7 per introdurre la possibilità per i club di organizzare allenamenti separati.

Che il primo sia una bufala è ovvio: basta rivedere le dichiarazioni di Tommasi (rappresentante del sindacato dei calciatori) per scoprire che tutti i calciatori si sono detti disponibili da subito a pagare il contributo di solidarietà per i super-redditi (e ci mancherebbe, direbbe qualcuno). Inoltre il braccio di ferro Lega-Associazione calciatori era già in corso da molto tempo quando è sorto il problema super-tassa.

Per quanto riguarda l'articolo 7 poi, il caso Pandev-Lotito dimostra che certe pratiche erano già in vigore da tempo, senza alcun bisogno di modificare il contratto. Inoltre questa fattispecie è già disciplinata dal codice civile, che ha un valore superiore ai singoli contratti e che definisce e persegue il mobbing in tutti gli ambienti di lavoro, compresi i campi di calcio.

Infine c'è la questione della popolarità di una categoria, quella dei calciatori, che è sempre vista con un po' di diffidenza mista a invidia per via degli stipendi faraonici e delle particolarissime condizioni di lavoro di cui gode (non è un mistero che, quando si parla di negoziare contratti, il coltello dalla parte del manico sia nelle mani dei calciatori) e che da questo sciopero esce con le ossa rotte.

Ieri un sondaggio di Sky presentava percentuali bulgare in favore della FederCalcio. Forse questa volta i calciatori rimarranno col cerino in mano?

Sciopero dei calciatori: la colpa è delle milanesi?

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