Questa mattina al Corriere, per l'avvio della Social Media Week, c'era tutto lo stato maggiore del giornalismo (e web giornalismo) italiano. Ferruccio De Bortoli e Daniele Manca, direttore e vice direttore rispettivamente, rappresentavano il quotidiano più venduto in Italia (il Corriere della Sera, ovviamente), Peter Gomez, direttore de Il Fatto Quotidiano, riferiva per conto del quotidiano europeo con più fan su Facebook (il Fatto, appunto), poi il direttore del TgCom Paolo Liguori, che, con il suo milione e duecentomila unique visitors giornalieri, è il giornale online più seguito tra quelli che non hanno un corrispettivo cartaceo e infine Milena Gabanelli di Report, Luca Sofri (Il Post), Lino Tombolini (direttore di La7), Gian Roberto Casaleggio (responsabile del blog di Beppe Grillo) e Justin Kan (di justin.tv).

 

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Ai blocchi di partenza della rassegna che, nel corso di tutta la settimana, ospiterà più di 100 eventi in giro per Milano, si sono presentati, dunque, i pesi massimi dell'informazione italiana. Diciamo subito che il veleno è nella coda. Infatti quando, dopo più di due ore trascorse a disquisire dei massimi sistemi internettiani, Liguori, rivolgendosi a De Bortoli e soci, ha chiesto perchè la versione del Corriere per iPad fosse ancora a pagamento è arrivato il colpo di scena: l'applauso. La platea, in vero piuttosto freddina fino a quel momento, ha dimostrato così il suo apprezzamento per una domanda che in molti tra i presenti si erano posti nella loro esperienza quotidiana. Il fatto sorprendente è stata la reazione da parte dei responsabili del Corriere: "il Corriere cartaceo costa 1,2 Euro e quindi ci sembrava sensato adottare un pricing in linea con questo dato anche per il prodotto digitale". Ovvero: dato che non vogliamo perdere copie nel cartaceo questa ci è sembrata la soluzione migliore. Inutile dire che, forse, si sarebbe dovuto partire da lì per capire perchè nel 2011 si parla ancora di digital divide in relazione all'Italia e cosa si potrebbe fare per uscire da questo poco invidiabile status. Per il resto la conferenza ha offerto poco: la Gabanelli che ancora non ha digerito la stroncatura riservatale dalla rete in seguito alla discutibile puntata che Report ha dedicato a Facebook, Gomez che rivendica l'indipendenza del suo quotidiano come garanzia di qualità dei contenuti (salvo poi sentirsi rispondere da Sofri che il Fatto dipende dal suo antiberlusconismo), Tombolini che ci svela che la7.it non si ripaga neanche lontanamente e Liguori che cita il solito Mc Luhan. Questo e poco altro. Forse il rango degli intervenuti ha tarpato un po' le ali alla discussione. Incrociamo le dita per i prossimi giorni: magari qualche sconosciuto ci darà qualche spunto interessante per capire dove stanno andando i Social Media, e se ci dovremmo andare anche noi.
 

Parte oggi la Social Media Week: per una settimana Milano parla la lingua del web

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