Dopo-EXPO: il bilancio dei ristoratori milanesi

Quel grande ristorante multietnico a cielo aperto che è Expo ha generato non poche gatte da pelare per i ristoratori milanesi che, armati fino ai denti e pronti all’invasione come i soldati del deserto dei tartari, si sono trovati a gestire un concorrente imbattibile, fatto di padiglioni ispirati da argomenti nobili e complessi, ma che invece hanno presto gettato la maschera e si sono messi a scodellare centinaia di migliaia di pasti al giorno. Proprio quelli che si erano preparati a servire i ristoratori milanesi, che invece hanno capito ben presto di doversi organizzare in modo diverso.
E’ apparso subito chiaro, dunque, che lo slogan della manifestazione, il “nutrire il pianeta”, era da intendere fuor di metafora e che EXPO aveva più a che fare con una mensa che con un’esposizione planetaria finalizzata alla sensibilizzazione delle masse su temi nobili e sensibili per il futuro del nostro pianeta.

E allora, noi che non ci vogliamo fare mancare niente, abbiamo pensato bene di raccogliere alcune testimonianze dirette, per capire se davvero Expo ha fatto saltare tutti i piani sul famoso indotto che ci si aspettava dalla manifestazione.

Abbiamo deciso di cominciare da un vero e proprio termometro della movida meneghina. E così il celebre PR e organizzatore di eventi di origini belghe, ma trapiantato a Milano, Maurice ci ha raccontato com’è il polso della situazione ristorativa di Milano: “I ristoratori sono tutti furiosi, la città si è svuotata e il volano che la manifestazione doveva generare non si è per niente visto” ci riferisce con la sua “r” alla francese il PR meneghino. “Molti ristoratori si aspettavano dall’Expo un po’ di respiro in termini di recupero sui fatturati degli ultimi anni e molti altri hanno fatto investimenti proprio in ottica EXPO, ma la sera la città era deserta fino a mezzanotte, perché decine di migliaia di persone approfittavano dei biglietti scontati per la manifestazione”.

Abbiamo poi sentito Fabio Ottolina che, in qualità di Amministratore Delegato della storica torrefazione meneghina Caffè Ottolina S.p.a., fornisce circa 800 locali in Lombardia e gode di un osservatorio privilegiato sul mondo dell’HORECA milanese (essendo anche titolare dell’Ottolina Cafè, situato ai piedi del Palazzo della Regione Lombardia). “Sulla base della nostra esperienza, e del mood registrato parlando con i nostri clienti e partners, l'impatto di Expo sulla ristorazione milanese dal punto di vista commerciale è stato in alcuni casi scarsamente rilevante” ci ha riferito Ottolina, “in molti altri addirittura deleterio, in quanto la grande offerta di ristorazione del sito espositivo ha assorbito non solo il traffico turistico ma anche buona parte dei consumatori locali. Sarà da valutare nei prossimi mesi l'impatto di immagine per la città e l'eventuale aumento di affluenza da parte dei visitatori stranieri”.  “I due punti che gestiamo direttamente” ha poi concluso “ovvero Ottolina Cafè e Maryling Cafè, hanno registrato buone performance, ma per ragioni che riteniamo estranee al fenomeno Expo”.

Dello stesso avviso è Guido, patron del Fashion Cafè (appena rinnovato), nonchè di Mama Burger, un precursore che ha anticipato la tendenza dei burger di qualità che avrebbe invaso Milano soltanto 2-3 anni dopo: “la manifestazione è stata concepita come un’attrazione mirata a calamitare i visitatori da mattina a sera, lasciandogli solo il tempo per rientrare a dormire in città” ci ha riferito, “inoltre l’inaugurazione della nuova Darsena e il Mercato Metropolitano, iniziative lodevoli che hanno rilanciato Milano, hanno comunque catalizzato l’attenzione di milanesi e visitatori, così facendo probabilmente si è persa un'ottima occasione di riattivare l'intero tessuto urbano e commerciale” ha poi concluso.

Infine Paolino del That’s Wine (anch’esso rinnovato da poco): “l’impennata nei flussi turistici che doveva generare Expo si è rivelata quanto meno sovrastimata, probabilmente le proposte serali di Expo e le promozioni hanno trattenuto lì i visitatori”.

Spulciando tra le dichiarazioni dei big, invece, il sentiment è di segno opposto. Oscar Farinetti, di Eataly, parla di “cose belle” riferendosi al fatto che, volendo guardare a Expo con un po’ di ottimismo, non possono che cogliersene gli aspetti positivi.

Anche tra gli chef, protagonisti agli innumerevoli eventi e cooking show che si sono susseguiti tra i padiglioni, vige l’entusiasmo. Massimo Bottura (Osteria Francescana) parla di “cavalcata” e si dice fiero di avere portato i valori della sua città (Modena) a EXPO.

Lo chef meneghino Davide Oldani, infine, dalle pagine de Il Giornale parla di “bilancio positivo”, anche perché, grazie alla presenza di un chiringuito a suo nome all’interno dell’esposizione, ha potuto beneficiare direttamente delle dinamiche di cui abbiamo parlato sopra.

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