Dalla Torre Velasca alla Fondazione Prada, passando per il condominio di Via Muratori 29, a Milano sembra che brutalismo faccia rima con stile, quasi a formare una nuova corrente di questo stile che, nella capitale della moda, riesce per la prima volta a fondersi con il lusso e il Bello.

La Torre Velasca è il simbolo del brutalismo con stile all’italiana.

Un ritornello ricorrente tra gli appassionati di architettura, infatti, vorrebbe che il brutalismo in Italia non possa esistere perchè noi siamo la culla della bellezza e dell’estetica e quindi incapaci di sviluppare opere che hanno il ‘brutto’ come segno distintivo. Ovviamente il ‘brutto’ in questione è relativo e fa riferimento al trend del momento in fatto di architettura, il brutalismo appunto, diventato oggetto di un vero e proprio culto da parte di adepti del design di tutto il mondo.

In parte questa teoria viene però già sbugiardata dal fatto che la Torre Velasca, pare stia vivendo un vero e proprio revival calamitando sempre di più l’attenzione di fotografi, stylist e guide turistiche, che sempre di più gravitano intorno a questo palazzo un tempo snobbato perchè ritenuto orrendo. Prima di questa ondata di brutalismo, infatti, i milanesi hanno snobbato per decenni la Torre Velasca, ritenendola brutta.

E già qui però si intravede un distinguo, che caratterizza la Torre Velasca stessa, ma che potrebbe essere anche applicato per estensione all’intero movimento brutalista nella sua declinazione italiana: il gusto estetico.

Proprio quel tratto tipicamente italiano che avrebbe costituito una zavorra nello sviluppo dell’architettura brutalista in Italia, in realtà ne sarebbe la sua caratteristica principale, una caratteristica che salta agli occhi osservando proprio la torre Velasca che, a differenza dell’universo brutalista comunemente conosciuto, anzichè essere grigia… è rosa!

E allora forse sta proprio qui l’elemento distintivo della corrente italica del brutalismo: nel fatto che non riuscendo a fare palazzi oggettivamente brutti, noi italiani ci mettiamo il nostro tocco creativo e il nostro gusto estetico anche quando ci cimentiamo con il brutalismo.

Un altro esempio lampante di questo concetto è il complesso polifunzionale di Via Muratori 29, proprio a pochi passi dalla Torre Velasca.

Dettagli dal condominio di Via Muratori 29 a Milano.

Disegnato da Vincenzo, Fausto e Lucio Passarelli con Giuseppe Chiodi e costruito in luogo di una fabbrica siderurgica dismessa, il palazzo di Via Muratori 29 è diventato un palazzo simbolo del brutalismo di lusso per la sua “solidità e capacità di volare” per dirla con MF Fashion (vd. articolo che la rivista ha dedicato al palazzo). Composto da più edifici distinti tra loro per volumetrie, materiali e destinazioni funzionali il complesso include, oltre alla area residenziale, uffici, un supermercato Unes, un parcheggio con più di 250 posti auto e persino un’area box futuristica con un meccanismo automatico di presa in consegna dell’auto. Il corpo centrale composto da circa 120 appartamenti oggi ospita attori, stilisti e professionisti di alto livello, tutti attratti dal suo stile unico e dal lusso dei suoi interni. Calcestruzzo e mattoni a vista, curtain wall, brise-soleil in ferro e pilotis in cemento sono impiegati con l’idea di trasferire un lusso accogliente, dove i mattoni rossi trasferiscono imponenza, ma anche calore, e le alte vetrate offrono una vista spettacolare dai piani alti che affacciano sulla skyline di Milano e sull’arco alpino alle sue spalle.

Le geometrie del cortile di Via Muratori 29 a Milano.

I dettagli disegnati da Bruno Munari, infine, completano un’opera che è a pieno titolo inclusa in tutti i manuali di architettura contemporanea, nonchè in fase di approvazione per l’inclusione nel patrimonio dei Beni Culturali della Regione Lombardia (cfr. Complesso di via Muratori 29 incluso tra i Beni Culturali).

Dettaglio di uno dei cavedi di Via Muratori 29 a Milano.

C’è poi ovviamente la Fondazione Prada che, in tempi più recenti, ha saputo declinare a modo suo la fusione tra il brutalismo e il lusso, che solo in Italia, mai come in Italia, potevano dare forma a una nuova declinazione di questo stile architettonico che non smette di piacere.

Dettaglio dal cortile della Fondazione Prada a Milano.

A Milano brutalismo fa rima con stile.

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